Il 7 settembre è entrato in vigore il piano straor­dinario contro le mafie. Confin­dustria e Rete Imprese Italia (Confcom­mercio, Confar­ti­gianato, CNA, Casar­tigiani, Confe­sercenti) sostengono con forza i contenuti e gli obiettivi di questa importante legge e auspicano che le norme in essa contenute possano essere applicate in maniera corretta ed efficace da tutti i soggetti, pubblici e privati, per prevenire e combattere le infil­trazioni mafiose.


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C’è una Calabria che vuole cambiare e che non vuole arrendersi,degli onesti e delle persone perbene che non crede all’ineluttabilità del destino, che ha voglia (tanta voglia) di riscatto. E scenderà in piazza il 25 settembre a Reggio Calabria. Sono numerose le associazioni che hanno aderito all’appello lanciato dal Quotidiano della Calabria a sostegno dei magistratio reggini, dopo l’attentato (il secondo) al procu­ratore generale Di Landro.


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di Nino Materi
da Il Giornale

Avete presente film come «Un boss sotto stress» e «Terapia e pallottole»? Ecco, quella è la versione comica di un fenomeno che invece, nella realtà, appare dramma­ti­camente seria. Per uscire dalla depressione i capiclan di Cosa Nostra, Mafia, Camorra e ’Ndrangheta non si stendono infatti sul lettino dello psica­nalista, ma finiscono diret­tamente sul marmo dell’obitorio: morti stecchini, anzi suicidi. Tra le grandi organiz­zazioni criminali gli affiliati che negli ultimi tempi hanno deciso di togliersi la vita sono aumentati in maniera clamorosa. A tenerne la macabra conta­bilità — ma soprattutto a investigarne le cause — sono due psico­te­rapeuti dell’Università degli Sudi di Palermo, Franco Di Maria e Giorgio Falgares.


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Si e’ insediato nei giorni scorsi, nella sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identita’ siciliana, a Palermo, il comitato scien­tifico incaricato dall’assessore Gaetano Armao di studiare la fatti­bilita’ operativa di un museo sulla crimi­nalita’ organizzata.


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da Geapress
E’ stata pubblicata il primo settembre nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. Se non impugnata, le Forze dell’Ordine potranno sparare ai bovini vaganti. Detta così, però, non si fa giustizia neanche alla inutilità del metodo. Il problema, infatti, è vecchio, serio e non risolto. Anzi peggio, c’è come risolverlo ma lo Stato, che in molte zone della Calabria non esiste, ricorre ai pannicelli caldi per mettersi (non si capisce più innanzi a chi) la coscienza a posto. Stiamo parlando delle cosiddette “vacche sacre”; non quelle degli indù ma bensì quelle dei boss della ‘ndrangheta che con il pascolo delle vacche allo stato brado fanno affari.


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di Francesco La Licata

da La Stampa

C’è un lugubre rituale che da troppo tempo accompagna le calde estati paler­mitane: le comme­mo­razioni dei caduti sul fronte della lotta alla mafia. Chissà per quale intreccio del destino o quale scelta strategica, gran parte delle più efferate stragi mafiose sono state compiute nei mesi più caldi dell’anno. Ed è forse anche per questo, per la coincidenza delle celebrazioni col periodo feriale che, ogni volta di più, perdono di intensità fino ad appiattirsi nella stanca ripeti­tività.


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Esce il nuovo libro di Daniele Biacchessi “Teatro civile, nei luoghi dell’inchiesta e della narrazione” (Edizione Ambiente, colla­na­Ver­denero inchieste), con l’introduzione del critico teatrale Oliviero Ponte di Pino.


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di Massimo Brugnone*

Gentile Ministro della Repubblica Italiana, Umberto Bossi, è l’orgoglio quello che mi porta a scriverle. Sono figlio di padre siciliano e madre pugliese, nelle mie vene scorre il sangue di anni ed anni di storia, quella storia che non si può cancellare e non si deve travisare. Sono figlio dei cattolici e dei musulmani, degli arabi, dei normanni, dei greci, dei bizantini, anche se sono nato a Busto Arsizio, in provincia di Varese.


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Domani alle ore 21,30, nei locali della Pizzeria Impastato, in contrada Vallecera, sulla Statale, a Cinisi a dieci anni dell’uscita del film “I Cento Passi”, sarà ricordato l’evento dell’importante ricono­scimento con il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia.


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di Nino Amadore

Ivan detto “il lupo” e Vicio detto “il bracco” non hanno bisogno di salutarsi. Basta solo uno sguardo, un segnale, un colpo d’occhio. Si conoscono ormai da oltre dieci anni visto che da oltre dieci anni frequentano ogni giorno il secondo piano dell’ex convento sette­centesco di piazza della Vittoria dove si trova la squadra Catturandi della questura di Palermo.


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