Pubbli­chiamo l’ntervento di Roberto Bertola, Ammini­stratore Delegato del Banco di Sicilia, al convegno su “La giustizia da Accursio Miraglia ad oggi” che si è tenuto oggi.

di Roberto Bertola
Quali motivazioni possono spingere una banca come la nostra ad essere qui oggi per sostenere una iniziativa come questa che si prefigge di diffondere – soprattutto nei confronti dei più giovani – i temi della legalità, dell’educazione alla citta­dinanza, del rispetto delle istituzioni, del rifiuto della cultura mafiosa? La risposta è semplice. Oggi le banche sono perfet­tamente consa­pevoli di svolgere un compito importante nella società; un compito che deve sempre accom­pagnare la normale attività di raccolta del risparmio e di erogazione del credito. Insieme con altri importanti operatori e istituzioni finan­ziarie, infatti, le banche devono contribuire ad un corretto e sano funzio­namento del sistema economico, il che avviene attraverso l’attuazione di politiche, di scelte e di compor­tamenti da improntare sempre al rispetto della legalità, delle istituzioni, delle regole di mercato, delle norme vigenti nel settore.
LA MEMORIA DI ACCURSIO MIRAGLIA – Il Banco di Sicilia è parti­co­larmente consa­pevole di svolgere questo delicato ruolo e per questo motivo ha deciso di dare il suo sostegno a questo convegno. Tenendo alta la memoria di Accursio Miraglia con iniziative come quella di oggi si può rafforzare il consenso civile affinché non si abbassi mai la guardia nei confronti della crimi­nalità organizzata e si mantenga sempre viva la memoria di quanti sono stati vittime della mafia.
LA MEMORIA DI EMANUELE NOTARBARTOLO – Vorrei qui ricordare che anche il Banco di Sicilia ha avuto nella sua lunga storia una vittima illustre: il marchese Emanuele Notar­bartolo che divenne direttore generale della Banca nel 1876 cercando con la sua autorità – era stato prece­den­temente anche sindaco di Palermo – di riorga­nizzare il sistema bancario fortemente scosso dopo il raggiun­gimento dell’Unità d’Italia. Il suo lavoro al Banco di Sicilia iniziò ad inimi­cargli molta gente e anche alcuni consi­glieri della banca. Durante il governo Depretis – qui è la storia che parla – gli vennero affiancati due personaggi a lui ostili, tra cui il parla­mentare Raffaele Palizzolo, un deputato le cui specu­lazioni avventate avevano creato non pochi screzi con Notar­bartolo. Il 1° febbraio 1893, nel tragitto in treno tra Termini Imerese e Trabia, il direttore generale del Banco di Sicilia venne ucciso con 27 colpi di pugnale da Matteo Filippello e Giuseppe Fontana, legati alla mafia siciliana. Nel 1899 la camera dei deputati autorizzò il processo contro Raffaele Palizzolo come mandante dell’assassinio. Nel 1901 venne giudicato colpevole e condannato, ma nel 1905 fu assolto dalla Corte d’Assise di Firenze per insuf­fi­cienza di prove.
L’IMPEGNO DEL BANCO DI SICILIA PER LA LEGALITA’ – Venendo ai nostri giorni voglio sotto­lineare come il Banco di Sicilia creda oggi fortemente in questo impegno per la legalità e intenda condi­viderlo con quanti vogliono costruire una società affrancata dai condi­zio­namenti malavitosi e favorire lo sviluppo di una economia che possa rispondere esclu­si­vamente alle logiche di una moderna cultura d’impresa, lontana da vecchi modelli assistenziali e collusivi. E’ un impegno che va di pari passo con i compiti istitu­zionali ai quali il Banco di Sicilia – come tutte le banche – deve assolvere per contrastare gli interessi della crimi­nalità organizzata. Basti pensare alla colla­bo­razione che deve essere fornita alla magistratura e alle forze dell’ordine in materia di segna­lazione di operazioni sospette e di riciclaggio del denaro sporco.
L’IMPEGNO ALLINTERNO DELLA BANCA – Dunque, svolgere bene questi compiti è estre­mamente importante per qualsiasi banca che voglia essere radicata e ben presente nel territorio. Ma il Banco di Sicilia ha voluto anche far propri ulteriori compor­tamenti, politiche e scelte che consentono di dare ulteriore forza a questi compiti “istitu­zionali”. Penso ad esempio all’adozione della Carta dei Valori fatta da tutte le persone che operano nel Banco di Sicilia e nelle altre società del Gruppo UniCredit ma anche alla rilevanza di un’attività come il credito su pegno, in grado di aiutare le famiglie che sono in difficoltà e che possono accedere al credito più facilmente, sottraendosi così al giogo degli usurai. Ma vorrei anche ricordare le convenzioni che il Banco ha stipulato con le fondazioni antiusura con la possi­bilità di erogare prestiti a soggetti che versano in difficoltà economiche, gli accordi con i Confidi volti a sempli­ficare l’accesso al credito per le imprese e ad altri strumenti ancora che agevolano una corretta e sana erogazione del credito.
Le banche possono fare molto per dare un contributo alla costruzione di una società veramente libera e regolata esclu­si­vamente da un sistema condiviso di leggi, norme e compor­tamenti. Il Banco di Sicilia vuole essere fra queste ed è consa­pevole quindi di avere una grande respon­sa­bilità perché deve essere capace – forte della sua storia, della sua capillare rete operativa e della sua appar­tenenza ad un grande e moderno gruppo bancario come UniCredit – di sostenere la crescita economica, culturale e sociale di una terra come la Sicilia che deve liberarsi defini­ti­vamente dai condi­zio­namenti della crimi­nalità organizzata e adeguarsi al passo di crescita delle regioni e dei paesi più avanzati.