di Nino Amadore

La cattura di Matteo Messina Denaro è una delle questioni che più appassiona gli investi­gatori ma anche chi si occupa di mafia. Il latitante, che gode di grande ascendente su buona parte della Sicilia occidentale (sicuramente sulle province di Trapani, Agrigento, Palermo), resta impren­dibile nonostante chi gli dà la caccia sia arrivato vicino a lui in più di un’occasione. Dal racconto degli investi­gatori emerge un quadro desolante perché il giovane Matteo potrebbe contare sull’appoggio del potere (o dei poteri) e del consenso sociale: la mafia che dà lavoro a tutti e tutti le sono ricono­scenti.  dai profes­sionisti ai politici, dagli impren­ditori ai cittadini. Ma non c’è solo questo.

Recen­temente, nel corso della conferenza stampa per il sequestro dei beni all’imprenditore mafioso Rosario Cascio, il procu­ratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato ha spiegato che il rampollo di casa Messina Denaro può contare sulla complicità dei colletti bianchi trapanesi ma non solo. E se fosse confermato l’episodio dell’incontro tra l’imprenditore Pino Grigoli, ritenuto prestanome di Matteo Messina denaro cui è stato seque­strato un patrimonio di 700 milioni, e l’ex gover­natore siciliano Salvatore Cuffaro ai tempi in cui quest’ultimo era saldamente insediato a palazzo D’Orleans che è appunto la sede del gover­natore dell’isola, risul­terebbe provato anche un rapporto (mediato) con la politica e il governo regionale.  Ma nel corso della conferenza stampa citata a Scarpinato ho fatto una domanda cui lui ha dato una risposta chiara e netta. Gli ho chiesto: è possibile che Matteo Messina Denaro, che è stato uno dei prota­gonisti della stagione delle stragi nel nostro paese e dunque detentore di segreti proba­bilmente irrac­con­tabili possa godere della protezione di pezzi delle istituzioni? La risposta: “Lei mi fa una domanda cui non posso rispondere. Ma le posso certo dire che recenti indagini hanno rivelato il colle­gamento di  Matteo Messina Denaro con uomini dei servizi segreti”.  Una risposta, quella di Scarpinato,   che colloca il capomafia trapanese in uno scenario inquietante e che riguarda da vicini le trattative vere o presunte che sono state avviate tra il 1992 e il 1993 con la mafia da pezzi dello stato e che sarebbero proseguite, secondo il racconto che ne ha fatto Gaspare Spatuzza, fino al 2004.