di Nino Amadore

La cattura di Matteo Messina Denaro è una delle questioni che più appassiona gli investi­gatori ma anche chi si occupa di mafia. Il latitante, che gode di grande ascendente su buona parte della Sicilia occidentale (sicuramente sulle province di Trapani, Agrigento, Palermo), resta impren­dibile nonostante chi gli dà la caccia sia arrivato vicino a lui in più di un’occasione. Dal racconto degli investi­gatori emerge un quadro desolante perché il giovane Matteo potrebbe contare sull’appoggio del potere (o dei poteri) e del consenso sociale: la mafia che dà lavoro a tutti e tutti le sono ricono­scenti.  dai profes­sionisti ai politici, dagli impren­ditori ai cittadini. Ma non c’è solo questo. Read the rest of this entry…

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di Nino Amadore

Silvia Resta è una giornalista. Una giornalista precisa e attenta che da anni segue i grandi fatti di cronaca del nostro paese e in parti­colare i fatti di cronaca giudi­ziaria. Si occupa di mafia spesso e volentieri. E delle mafia cerca di raccontare gli aspetti meno semplici, più misteriosi. Senza banalità, ovviamente, nel tentativo di contribuire a dare un quadro chiaro degli eventi di questa Italia che non ha mai fatto i conti fino in fondo con le proprie ombre. Ora Silvia Resta, posati per un attimo il microfono e il calepino, si è soffermata in un’opera più lunga e articolata su uno dei fatti meno chiari della nostra storia contem­poranea: la bomba mafiosa di Firenze del 1993, la strage dei Georgofili, quel boato agli Uffizi, nel cuore della cultura europea anzi mondiale, con il suo carico di morti e di danni. Read the rest of this entry…

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Su proposta del Comitato Mezzo­giorno, la Giunta di Confin­dustria, riunitasi oggi, ha approvato all’unanimità una delibera che prevede l’introduzione, nei Codici etici delle Associazioni del Mezzo­giorno, di alcune norme speciali di autore­go­la­men­tazione e tutela volte a garantire la trasparenza delle Associazioni e delle imprese del sistema. Read the rest of this entry…

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«Non c’è alcun dubbio che spetti a noi impren­ditori animare il blocco sociale che arresti il dilagare del fenomeno criminale della ‘ndrangheta». È quanto afferma, Florindo Rubbettino, presidente dei giovani industriali calabresi di Confin­dustria in un’intervista a Mezzo­giorno Economia del Corriere della Sera. Le affer­mazioni di Rubbettino fanno seguito all’appello, lanciato sullo stesso giornale, dal procu­ratore capo di Reggio Giuseppe Pignatore, che ha ha esortato all’impegno degli impren­ditori contro la ‘ndrangheta. Read the rest of this entry…

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di Antonio Mazzeo

Un’interrogazione parla­mentare pesante come un macigno riporta sotto i riflettori nazionali Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dalla pessima vita ammini­strativa e ad altissima densità mafiosa. Il 12 gennaio 2010 il senatore Giuseppe Lumia (Partito democratico), membro della Commissione antimafia, ha depositato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno in cui viene ricostruita con dovizia di parti­colari la scandalosa vicenda relativa al progetto d’insediamento in un’area agricola di oltre 18 ettari di uno dei maggiori parchi commerciali di tutto il Sud Italia (sono previste infra­strutture per 398.414 metri cubi). Read the rest of this entry…

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Prevenire è meglio che curare. Anche quando il rischio-malattia si chiama Cosa Nostra. Ne sono convinti alla Cisl che, per “alzare un argine contro la minaccia mafiosa nei cantieri delle grandi opere”, in Sicilia come in Lombardia, ha dato vita stamani a Milano, nella sede meneghina dell’Antica Focacceria san Francesco, a un pool di sinda­calisti anti-boss.

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La Germania fa propria l’idea di AddioPizzo di dire no al racket. E lo fa adottando una mappa turistica realizzata dall’Associazione siciliana che potrà aiutare già da subito i tanti turisti tedeschi che ogni anno si recano in visita a Palermo, in nome della respon­sa­bilità e del consumo critico. Read the rest of this entry…

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di Nino Amadore

Li guardi e pensi di essere nella patria di Pirandello. Ciò che sembra, qui, non è mai quello che è. C’è una ragione ontologica che fa dei calabresi un popolo a parte. Non è una questione razziale, per carità. Ma i calabresi sono diversi. Forse perché hanno la ‘ndrangheta che con quel nome così complicato sussume origini strambe e retaggi (veri) di brigan­taggio. In Sicilia, se vogliamo, la Cosa nostra, la mafia, ha già contorni più definiti. Qui no. E torniamo al mistero delle apparenze. Quelle che non riescono a tirare fuori questa regione dalle secche del sotto­sviluppo, dell’arretratezza. Qui, a circa 500 chilometri di distanza da Agrigento, patria di Pirandello, è ancora più vero che nulla è ma tutto appare: il vero Caos è qui in questo fazzoletto di terra. Duemilioni di abitanti, 409 comuni per lo più piccoli se non picco­lissimi, riti e costumi antichi, etnie che si fondono e un grande senso dell’onore e dell’amicizia. Che possono diventare, entrambi, trappole. Read the rest of this entry…

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