All’assemblea annuale dell’Ordine  dei giornalisti siciliani, che si è svolta sabato a Trapani,
Aldo Virzì, giornalista pubblicista, aveva denunciato le «commi­stioni tra politica e infor­mazione», nella notte gli  hanno tagliato le 4 gomme dell’auto, parcheggiata sotto casa.
L’episodio è stato denunciato alla polizia dallo stesso Virzì. Read the rest of this entry…

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C’è anche una studiosa di Santa Caterina da Siena, catalogata come ”profes­soressa e scrittrice”, nella ”lista italiana” dei conti in Liech­tenstein: Adriana Cartotti Oddasso. A fianco del suo nome la cifra di 34 milioni di euro. Alla donna vengono attribuite proprieta’ immobiliari a Monaco possedute attraverso strutture offshore. E’ una delle titolari dei 157 conti — molti dei quali pero’ ricon­du­cibili a piu’ persone, spesso della stessa famiglia o gruppo industriale — su cui si sta concen­trando l’attenzione della GdF. L’ammontare complessivo del ‘tesoro’ italiano in Liech­tenstein è di 1 miliardo 337 milioni 250mila euro.

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Per la prima volta Confin­dustria Trapani si costi­tuisce parte civile in un processo per mafia e racket, nel quale è imputato un impren­ditore associato che ha scelto il rito abbreviato, che sarà celebrato il prossimo 3 aprile. Read the rest of this entry…

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L’Ordine degli ingegneri di Palermo ha aperto un proce­dimento disci­plinare nei confronti del
manager sanitario Michele Aiello, condannato a 14 anni di carcere il 18 gennaio scorso con l’accusa di essere stato il prestanome del boss Bernardo Provenzano e di avere coordinato
la rete di «Talpe» alla Dda del capoluogo siciliano. Read the rest of this entry…

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E’ stato condannato a 14 anni di carcere in primo grado nell’ambito del cosiddetto processo Talpe, ma l’ingegnere Michele Aiello, il re Mida della sanità siciliana, non ha perso il gusto del paradosso. E a un giornale siciliano d’approfondimento (S, speciale di I Love Sicilia), nella prima intervista rilasciata dopo la condanna, dice: “Sono stato anch’io vittima, mi rivolgerò ad Addipizzo”. Addiopizzo, per chi non lo sapesse ancora, è il nome del movimento di giovani paler­mitani che ha promoso e promuove azioni contro il racket mafioso. Ecco perché l’affermazione di quello che è ritenuto un uomo collegato a Bernardo Provenzano sembra paradossale.

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Vorrei qui ringraziare tutti. Vi sento tutti vicini. Vorrei ringra­ziarvi per quello che state facendo ora (per esempio l’iniziativa di Articolo 21 e di Beppe Giulietti) e per quello che avete fatto anche prima. Ai miei colleghi, agli amici, ai politici, agli impren­ditori  e a tutti coloro che con l’esempio quotidiano si battono contro l’illegalità.

Nino Amadore

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Nuovo messaggio intimi­datorio al giornalista del Sole 24 ore, Nino Amadore. Qualche giorno fa, ma la notizia si è appresa solo oggi, ignoti hanno danneggiato nuovamente la sua auto. Amadore, che è l’autore de “La zona grigia, profes­sionisti al servizio della Mafia”, edito da La Zisa, stava moderando una conferenza sul tema della legalità a Palermo. Il giornalista ha denunciato l’accaduto al Commis­sariato del quartiere Zisa. Nelle scorse settimane un analogo fatto si era verificato ad Agrigento, mentre presentava il suo libro. “Continuo a pensare che sia l’opera di un imbecille, che voleva fare il furbo”, ha commentano il giornalista-scrittore. “Non so quale altra spiegazione darmi”, ha concluso. (ADNKRONOS)

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Una vicenda che sa dell’incredibile e che dimostra come a Palermo quelli (siano essi piccoli criminali o mafiosi in erba) abbiano voglia di riaffermare il loro predominio sul territorio. Così, nonostante il repulisti fatto dai magistrati e dagli investi­gatiori, ogni occasione è buona per far capire ai cittadini onesti che su piazza comandano loro. Lo hanno fatto ieri sera in Corso Finoc­chiaro Aprile, a cento passi cento dal Tribunale e dunque dalle stanze dei procu­ratori antimafia, all’incrocio con via Re Federico e via Imera, nel cuore di una via residenziale e commerciale, a venti metri dal negozio dei parenti di Bonaccorso (il pentito del clan Lo Piccolo) già incendiato qualche settimana fa. Hanno acceso un falò in quel punto, nel centro della strada, accatastando tuto ciò che è stato possibile accatastare compresi i conte­nitori dei rifiuti e i cestini per la spazzatura, con la scusa di una tradizione tutta paler­mitana delle cosiddette Vampe di San Giuseppe, i fuochi che si accendono nella notte tra il 18 e il 19 marzo. E come capita spesso la religione diventa una scusa per la crimi­nalitrà (organizzata e non) per mostrare il proprio potere.

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È stato rinviato a giudizio dal  gup Lorenzo Matassa il primario di Villa Sofia, Vincenzo
Mandalà, 61 anni, perchè accusato di falsa testi­mo­nianza. Read the rest of this entry…

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Milano, 15 marzo 2008. La giornata di ieri è stata una giornata  nera per il giornalismo italiano: Read the rest of this entry…

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