Prima l’ergastolo, poi 24 anni. Dopo la Cassazione, assolto. Ma scontati quasi 5 anni di carcere e’ stato risarcito con 270 mila euro. Protagonista, Francesco Nangano ritenuto un boss di Brancaccio che era stato accusato di aver partecipato all’omicidio di Filippo Ciotta,un ladro che avrebbe compiuto alcuni furti senza l’autorizzazione della mafia.Nangano era noto alle cronache per una relazione con un’assistente sociale, giudice popolare in processi di mafia che per questo fu allontanata.
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Un traffico enorme, globalizzato, saldamente in mano alle mafie di tutto il mondo. È quello del mercato totale del doping che determina un guadagno di centinaia di milioni di euro, che ha invaso anche i Paesi asiatici ed africani e che viaggia su sette rotte mondiali, con l’Italia luogo di transito e di consumo. Una fiala su tre è ad uso doping
e si stima che sono circa 15,5 milioni di assuntori di doping nel mondo. Cifre, numeri, rotte e mafie sul doping internazionale sono state presentate stamane da Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, in collaborazione con Uisp. Acli e Csi in un dossier dal titolo”I traffici mondiali delle sostanze dopanti”. (dal sito www.lanuovaecologia.it) Read the rest of this entry…
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Le numerose condanne per complessivi settanta anni di carcere evidentemente non sono bastate. Antonino Porcelli, 73 anni, ritenuto capo del mandamento mafioso di Partanna Mondello e per alcuni anni componente della commissione di Cosa nostra, da alcuni giorni è libero. Sono scaduti, infatti, i termini di custodia cautelare nell’unico procedimento in cui era detenuto con una misura cautelare, il processo «Tempesta». Le altre pene definitive, che ammontano a settanta anni, sono state scontate simultaneamente. Accusato di essere uno spietato killer vicino ai corleonesi, con a carico numerose condanne, anche all’ergastolo, beneficia soprattutto del fatto che nessuna di questa è definitiva. La Corte d’Assise d’Appello, scrive oggi il Giornale di Sicilia, ha rilevato d’ufficio che le pene per fatti analoghi non si sono sommate fra di loro, ma si sono sovrapposte in sede di esecuzione. A questo va aggiunto che per alcuni omicidi e per il sequestro Fiorentino, nonostante una condanna a 28 anni, non c’è alcuna misura cautelare. E poichè sono scaduti i termini di custodia cautelare previsti dal processo «Tempesta», la scarcerazione è stata automatica. In questo procedimento Porcelli è accusato di avere strangolato fratelli Pedone, spariti nel 1982, ma la sua condanna all’ergastolo fu annullata con rinvio. I giudici hanno comunque disposto obblighi molto severi, limitando i suoi spostamenti e prescrivendo la firma in commissariato, mentre le forze dell’ordine lo controllano continuamente.
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Gli ultimi vent´anni della sua vita da boss li ha trascorsi in carcere ordinando delitti e gestendo affari. Insieme a tre dei suoi figli. Al Grand Hotel Ucciardone, ad aragoste e champagne, c’è rimasto fino alla terribile estate delle stragi. Read the rest of this entry…
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Il deputato di Forza Italia, Gaspare Giudice, ex impiegato di banca, è colluso con la mafia. Lo ha sostenuto nella sua requisitoria il pm Gaetano Paci il quale ha chiesto per Giudice la condanna a 15 anni di reclusione. La richiesta del pm è così articolata: 10 anni di carcere per estorsione aggravata dall’ art. 7 (aver agito nell’ interesse di Cosa nostra) e 5 anni, in continuazione, per associazione mafiosa e bancarotta. Per il parlamentare forzista la richiesta dell’ accusa dopo ciò che è stato detto in 9 anni di dibattimento «è una follia». Il pm ha anche chiesto la condanna a 13 anni di reclusione per Antonino Mandalà, indicato come il capomafia di Villabate; a 10 anni per l’imprenditore Salvatore Catanese, a 9 anni per Carlo Sorano e Cosimo Parrinella, a 6 anni e 6 mesi per Gaspare Bazan, a 5 anni e 6 mesi per Dario Lo Bue, a 6 anni e sei mesi per Giuseppe Panzeca, presunto mafioso di Caccamo.
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Un intero capitolo del libro “La zona grigia, professionisti al servizio della mafia” ricostruisce la vicenda del tesoro di don Vito Ciancimino. I rapporti tra il figlio dell’ex sindaco di Palermo Massimo e i professionisti (Giorgio Ghiron e Gianni Lapis) condannati sono stati ricostruiti nel dettaglio: è il caso esemplare di certi rapporti tra le classi professionali e le famiglie mafiose.
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Alla fine è stato tutto confermato, almeno in primo grado, quanto sostengo in un capitolo del libro “la zona grigia, professionisti al servizio della mafia”: la collusione tra grandi professionisti e il figlio di don Vito Ciancimino, Massimo (nella foto), c’è stata. E c’è stata con l’obiettivo di occultare il grande patrimonio dell’ex sindaco di Palermo. I 60 milioni sequestrati sono lì a dimostrare quanto sia grande questo patrimonio. Resta centrale in questa vicenda il ruolo di Giorgio Ghiron, avvocato romano di fama internazionale, e di Gianni Lapis, docente universitario, avvocato tributarista palermitano e vecchio amico dell’ex sindaco di Palermo. Lapis ha provato fino all’ultimo a difendersi ma alla fine il giudice lo ha riconosciuto colpevole di intestazione fittizia di beni.
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Il gup del Tribunale di Palermo Giuseppe Sgadari ha condannato Massimo Ciancimino, imputato per riciclaggio e reimpiego di denaro, a 5 anni e 8 mesi di reclusione, l’avvocato Gianni Lapis, imputato per intestazione fittizia di beni, a 5 anni e 4 mesi di reclusione, l’avvocato Giorgio Ghiron, accusato di riciclaggio e reimpiego di denaro, a 5 anni e 4 mesi, mentre la vedova di Vito Ciancimino, Epifania Scardino, e’ stata condannata a un anno e 4 mesi per intestazione fittizia di beni, pena sospesa.
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Medici che curano boss latitanti. Tecnici che elaborano progetti di speculazioni edilizie. Operatori finanziari che mettono a punto metodi di riciclaggio del denaro sporco. Read the rest of this entry…
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