Un po’ per gioco e un po’ no, ho scritto un libro. Il primo, frutto di nottate alla ricerca di dati, documenti, dichiarazioni. L’argomento, se volete, è impegnativo: i rapporti tra i liberi professionisti e la mafia. Quella che si chiama, ormai per uso costante, “la zona grigia”. Pensavo di trovare chissà quali dati e numeri sui coinvolgimenti. Ho trovato invece una serie di inchieste, numerosi professionisti coinvolti, l’esperienza dei magistrati ma pochi numeri. E’ una materia poco sondata dai “mafiologi” ed è questa la novità di questo libro che potete trovare solo su internet: lo potete acquistare se volete collegandovi al sito www.lulu.com, basta digitare amadore nella stringa di ricerca e troverete la vetrina virtuale oppure andate al link http://www.lulu.com/content/675919. Questo blog vuole essere uno spazio di confronto su questo tema. La zona grigia esiste? Sembrerebbe proprio di sì. Possiamo assimilarla al concetto di borghesia mafiosa? O forse è qualcosa di più. Bastano le nostre categorie per definire un fenomeno fatto di molti arrestati e di altrettanti professionisti irresponsabili? C’è una responsabilità etica da parte degli Ordini professionali nella lotta a Cosa nostra e a tutte le altre mafie che ammorbano il nostro Paese? Un commercialista ha recentemente dichiarato: “Mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti?”. E’ giusto, è normale? Parliamone.
Share on Facebook
3 com
I carabinieri hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip, nei confronti di presunti appartenenti alle famiglie mafiose di “Villabate” e “Acquasanta”. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa ed estorsioni. Read the rest of this entry…
Share on Facebook
none
Nel corso della sua lunga latitanza Bernardo Provenzano è stato aiutato da politici, professionisti, picciotti e amici degli amici. Un lungo elenco di persone che, mutuando un termine coniato da Primo Levi, costituiscono la zona grigia. Read the rest of this entry…
Share on Facebook
none
Un convegno di studi per promuovere un approfondito confronto sulle recentissime proposte di modifica della normativa che regola il sistema organizzativo, i percorsi professionali, e la formazione dei magistrati. “Quale futuro per l’ordinamento giudiziario?” è il titolo dell’iniziativa, promossa dalla Fondazione Rocco Chinnici, in programma venerdì 23 febbraio e sabato 24, nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, in piazza Vittorio Emanuele Orlando. Read the rest of this entry…
Share on Facebook
none
Un interessante articolo dell’economista Marco Vitale sull’Espresso ripropone questa settimana il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e del condizionamento della criminalità organizzata. Vitale riprende il tema dei professionisti collusi: “Il Mezzogiorno è bloccato dalla cultura dell’appropriazione” sostiene l’economista. ma in questa cultura dell’appropriazione (del saccheggio delle risorse direi io) i protagonisti sono ampianmente supportati dalle classi professionali. E i protagonisti spesso soono gli esponenti della criminalità organizzata.
Share on Facebook
none
I giornali hanno dato molto risalto nei giorni scorsi allo scontro tra il capo della Procra nazionale antimafia Pietro grasso e il capo della Procura di Palermo Francesco Messineo. Oggetto del contendere: l’organizzazione della procura palermitana. Read the rest of this entry…
Share on Facebook
none
Il giudice per l’udienza preliminare di Palermo Marco Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere avuto un ruolo nell’affare del centro commerciale di Villabate. Della vicenda, secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola Mandala’. Nell’affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate. Il Gup ha accolto la richiesta dei Pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ex sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, Matteo D’Assaro, Pierfrancesco Marustig e Giuseppe Daghino. In apertura di udienza il Gup aveva respinto le eccezioni di incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marustig, di Daghino e di Lo Presti.
Il processo e’ stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione del Tribunale di Palermo.
Share on Facebook
none
Palermo La polizia di Stato ha posto sotto sequestro, su disposizione della Dda di Palermo, beni mobili, immobili e imprese riconducibili a Cosa nostra per oltre 30 milioni di euro. Gli accertamenti patrimoniali sono il risultato delle indagini svolte a seguito dell’operazione «Ghota», condotte dalla Squadra Mobile di Palermo. I beni risulterebbero intestati a diversi prestanome indagati, in quanto coinvolti ne reinvestimento illecito dei patrimoni riconducibili al boss Nino Rotolo. Nel dettaglio i sigilli sono stati apposti a tre imprese edili, una gioielleria, lotti di terreno in area soggetta ad urbanizzazione nel Comune di Palermo, tre ville nel quartiere cittadino di Uditore, due fabbricati in corso di
ristrutturazione in zona centrale, una palazzina nel centro storico ed un grande manufatto, nel rione Villa Tasca, adibito al gioco del Bingo, nonchè i conti correnti degli indagati e delle imprese interessate ed i beni mobili di queste ultime per
un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro. Sequestrati anche beni per 2 milioni di euro relativi a due imprese riconducibili a Carmelo e Giovanni Cancemi, considerati appartenenti alla famiglia mafiosa di Pagliarelli. In concorso
con Rotolo si sarebbero aggiudicati illegalmente una serie di appalti nel settore dei lavori edili. Un maxisequestro disposto
nell’ambito delle risultanze dell’operazione «Ghota», scattata lo scorso 20 giugno con l’arresto di 51 persone, facendo luce
sulla «triade» che affiancava il padrino corleonese Bernardo Provenzano in una sorta di «gestione commissariale» che in Cosa nostra aveva sostituito la vecchia Commissione, paralizzata dall’arresto di quasi tutti i suoi membri. Uno scenario inedito del potere mafioso: gli inquirenti, infatti, ritennero di avere disegnato il nuovo organigramma dei vertici della mafia, decapitati dal blitz che portò in carcere i nuovi responsabili dei ‘mandamentì e i «triumviri» che li coordinavano: il boss di Pagliarelli, Nino Rotolo, il medico Antonino Cinà e il costruttore Francesco Bonura.
Share on Facebook
none