Un po’ per gioco e un po’ no, ho scritto un libro. Il primo, frutto di nottate alla ricerca di dati, documenti, dichia­razioni. L’argomento, se volete, è impegnativo: i rapporti tra i liberi profes­sionisti e la mafia. Quella che si chiama, ormai per uso costante, “la zona grigia”. Pensavo di trovare chissà quali dati e numeri sui coinvol­gimenti. Ho trovato invece una serie di inchieste, numerosi profes­sionisti coinvolti, l’esperienza dei magistrati ma pochi numeri. E’ una materia poco sondata dai “mafiologi” ed è questa la novità di questo libro che potete trovare solo su internet: lo potete acquistare se volete colle­gandovi al sito www.lulu.com, basta digitare amadore nella stringa di ricerca e troverete la vetrina virtuale oppure andate al link http://www.lulu.com/content/675919. Questo blog vuole essere uno spazio di confronto su questo tema. La zona grigia esiste? Sembrerebbe proprio di sì. Possiamo assimilarla al concetto di borghesia mafiosa? O forse è qualcosa di più. Bastano le nostre categorie per definire un fenomeno fatto di molti arrestati e di altrettanti profes­sionisti irrespon­sabili? C’è una respon­sa­bilità etica da parte degli Ordini profes­sionali nella lotta a Cosa nostra e a tutte le altre mafie che ammorbano il nostro Paese? Un commer­cialista ha recen­temente dichiarato: “Mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti?”. E’ giusto, è normale? Parliamone.

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I carabinieri hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip, nei confronti di presunti appar­tenenti alle famiglie mafiose di “Villabate” e “Acquasanta”. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa ed estorsioni. Read the rest of this entry…

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copertina-formato-web.gifNel corso della sua lunga latitanza Bernardo Provenzano è stato aiutato da politici, profes­sionisti, picciotti e amici degli amici. Un lungo elenco di persone che, mutuando un termine coniato da Primo Levi, costi­tuiscono la zona grigia. Read the rest of this entry…

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Un convegno di studi per promuovere un appro­fondito confronto sulle recen­tissime proposte di modifica della normativa che regola il sistema organiz­zativo, i percorsi profes­sionali, e la formazione dei magistrati. “Quale futuro per l’ordinamento giudi­ziario?” è il titolo dell’iniziativa, promossa dalla Fondazione Rocco Chinnici, in programma venerdì 23 febbraio e sabato 24, nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, in piazza Vittorio Emanuele Orlando. Read the rest of this entry…


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Un interessante articolo dell’economista Marco Vitale sull’Espresso ripropone questa settimana il tema dello sviluppo del Mezzo­giorno e del condi­zio­namento della crimi­nalità organizzata. Vitale riprende il tema dei profes­sionisti collusi: “Il Mezzo­giorno è bloccato dalla cultura dell’appropriazione” sostiene l’economista. ma in questa cultura dell’appropriazione (del saccheggio delle risorse direi io) i prota­gonisti sono ampianmente supportati dalle classi profes­sionali. E i prota­gonisti spesso soono gli esponenti della crimi­nalità organizzata. 

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I giornali hanno dato molto risalto nei giorni scorsi allo scontro tra il capo della Procra nazionale antimafia Pietro grasso e il capo della Procura di Palermo Francesco Messineo. Oggetto del contendere: l’organizzazione della procura paler­mitana. Read the rest of this entry…

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Il giudice per l’udienza preli­minare di Palermo Marco Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere avuto un ruolo nell’affare del centro commerciale di Villabate. Della vicenda, secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola Mandala’. Nell’affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autoriz­zazioni per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consi­glieri comunali di Villabate. Il Gup ha accolto la richiesta dei Pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ex sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, Matteo D’Assaro, Pierfrancesco Marustig e Giuseppe Daghino. In apertura di udienza il Gup aveva respinto le eccezioni di incom­petenza terri­toriale presentata dalla difesa di Marustig, di Daghino e di Lo Presti.
  Il processo e’ stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione del Tribunale di Palermo.

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Palermo La polizia di Stato ha posto sotto sequestro, su dispo­sizione della Dda di Palermo, beni mobili, immobili e imprese ricon­du­cibili a Cosa nostra per oltre 30 milioni di euro. Gli accer­tamenti patri­moniali sono il risultato delle indagini svolte a seguito dell’operazione «Ghota», condotte dalla Squadra Mobile di Palermo. I beni risul­te­rebbero intestati a diversi prestanome indagati, in quanto coinvolti ne reinve­stimento illecito dei patrimoni ricon­du­cibili al boss Nino Rotolo. Nel dettaglio i sigilli sono stati apposti a tre imprese edili, una gioielleria, lotti di terreno in area soggetta ad urbaniz­zazione nel Comune di Palermo, tre ville nel quartiere cittadino di Uditore, due fabbricati in corso di
ristrut­tu­razione in zona centrale, una palazzina nel centro storico ed un grande manufatto, nel rione Villa Tasca, adibito al gioco del Bingo, nonchè i conti correnti degli indagati e delle imprese interessate ed i beni mobili di queste ultime per
un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro. Seque­strati anche beni per 2 milioni di euro relativi a due imprese ricon­du­cibili a Carmelo e Giovanni Cancemi, consi­derati appar­tenenti alla famiglia mafiosa di Pagliarelli. In concorso
con Rotolo si sarebbero aggiu­dicati illegalmente una serie di appalti nel settore dei lavori edili. Un maxise­questro disposto
nell’ambito delle risultanze dell’operazione «Ghota», scattata lo scorso 20 giugno con l’arresto di 51 persone, facendo luce
sulla «triade» che affiancava il padrino corleonese Bernardo Provenzano in una sorta di «gestione commis­sariale» che in Cosa nostra aveva sostituito la vecchia Commissione, paralizzata dall’arresto di quasi tutti i suoi membri. Uno scenario inedito del potere mafioso: gli inquirenti, infatti, ritennero di avere disegnato il nuovo organi­gramma dei vertici della mafia, decapitati dal blitz che portò in carcere i nuovi respon­sabili dei ‘mandamentì e i «triumviri» che li coordi­navano: il boss di Pagliarelli, Nino Rotolo, il medico Antonino Cinà e il costruttore Francesco Bonura.

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