E’ scomparso da 5 giorni da Palermo il vecchio boss mafioso Bartolomeo Spatola detto
Lino, 72 anni, ritenuto il capo della cosca di Tommaso Natale-San Lorenzo. A denunciare la scomparsa agli inquirenti é stata la sorella con cui viveva.
   Spatola era stato scarcerato la scorsa primavera dopo avere scontato una condanna a nove anni per associazione mafiosa. Gli inquirenti pensano che si tratti un caso di
’lupara biancà e temono che possa essere l’inizio di una guerra di mafia tra le cosche paler­mitane per la successione di Bernardo Provenzano.
   Sempre secondo gli inquirenti i boss mafiosi latitanti Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo avrebbero
iniziato a fare terra bruciata attorno a loro, soprattutto, a
chi avrebbe tentato di ucciderli. E sembra che Spatola abbia
avuto intenzione di uccidere Lo Piccolo e il figlio Sandro.

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L’articolo è stato scritto dai giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina. Il titolo originale: “Gardini e i padrini”

Quando negli ultimi giorni del giugno 1992 Leonardo Messina accettò di colla­borare con il pm Paolo Borsellino, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, Raul Gardini era ancora il timoniere del Moro di Venezia: l’imprenditore di successo che aveva tenuto gli italiani incollati davanti al televisore per le dirette notturne della Coppa America, trasmesse dalla ‘sua’ tv. Ma in quell’interrogatorio Messina, piccolo boss dalle rivelazioni sconvolgenti sulla rete planetaria di Cosa nostra, disse senza mezzi termini: “Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calce­struzzi”. All’inizio venne verba­lizzato con la ‘c’ minuscola, come se si trattasse di una qualunque fabbrica di cemento, ma l’uomo d’onore precisò subito: “Intendo dire la Calce­struzzi spa”. Ossia il colosso delle opere pubbliche, leader italiano del settore posseduto dall’ancora più potente famiglia Ferruzzi ma, secondo quel mafioso della provincia nissena, controllato in realtà dal padrino più feroce. Borsellino rimase colpito da quelle parole: all’indomani dell’uccisione di Giovanni Falcone aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti. Read the rest of this entry…

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Da lunedì 4 settembre parte la campagna pubbli­citaria “Un intero popolo che non paga il pizzo è un popolo libero”. All’interno del piano d’intervento della Regione Siciliana in favore dei consu­matori — grazie ai fondi del Ministero delle Attività Produttive, derivanti dalle multe comminate alle compagnie assicu­rative — è stato finanziato il progetto a cui hanno aderito le associazioni dei consu­matori: Adiconsum (capofila), Feder­con­su­matori, Lega Consu­matori, ADOC, ADUC, Sicilia Consu­matori, Confcon­su­matori, Unione Nazionale Consu­matori. La DAMIR ha parte­cipato alla campagna rinun­ciando ai propri utili. L’intento è quello di fare comprendere ai consu­matori che il pizzo pagato dai commer­cianti grava su tutti gli acquirenti. Pertanto, prendendo parte alla campagna “Contro il pizzo cambia i consumi” del Comitato Addiopizzo, le associazioni formulano un invito ai consu­matori ad acquistare presso gli esercizi della lista del consumo critico. I manifesti compa­riranno all’aeroporto “Falcone – Borsellino” e nelle strade di Palermo.

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