Su 25.235 beni seque­strati alla crimi­nalità organizzata e inseriti nella banca dati del ministero della Giustizia, solo 6.556 sono stati confiscati in via definitiva, pari ad appena il 25,98%. E tra quelli confiscati, negli ultimi anni solo 2.962 (45%) sono stati oggetto di nuova desti­nazione allo Stato, ai comuni o alle associazioni e alle coope­rative per il loro riutilizzo a fini sociali e produttivi.
In Sicilia su 2.744 beni confiscati (dati Procure), solo 1.246 sono stati assegnati, meno del 50%. E non mancano casi singolari: a Trapani su 80 beni confiscati, nessuno è stato assegnato, mentre a Siracusa non risulta alcun bene seque­strato e confiscato, “come se la mafia – dice Elio Sanfilippo, presidente della Lega Coop Sicilia – non esistesse”.E’ quanto emerge da un’analisi effettuata dalla sede siciliana della Lega delle Coope­rative che ha riela­borato i dati dell’Agenzia del Demanio, delle Procure e le infor­mazioni dell’archivio infor­matico del ministero della Giustizia. I numeri indicano, come del resto ha sotto­lineato la Corte dei Conti nella sua ultima relazione, la difficoltà nel riutilizzo dei beni confiscati alla crimi­nalità, a causa soprattutto delle carenze strut­turali e organiz­zative dell’Agenzia del Demanio, delegata a gestire le procedure dopo la soppressione dell’Ufficio del commissario. E’ la Sicilia la regione che più di ogni altra potrebbe beneficiare dei beni sottratti a Cosa nostra per creare nuove oppor­tunità di sviluppo del territorio e nuova occupazione, come dimostrano le esperienze della coope­rativa « Placido Rizzotto » e della coope­rativa sociale « Lavoro e non solo ». Invece, la Sicilia è proprio la regione maggiormente penalizzata. Ma anche quando il bene confiscato è stato assegnato, bisogna fare i conti con lacune legislative che impediscono il decollo delle attività avviate. E’ il caso delle coope­rative che gestiscono terreni o aziende confiscate a Cosa nostra. Essendo gestori e non proprietari del bene, la coop registrano difficoltà nei rapporti con le banche per l’accensione di prestiti o l’apertura di linee di credito da destinare agli investimenti nelle attività già avviate. Il valore patri­moniale del bene, infatti, è appan­naggio del Demanio e non del gestore, tanto meno delle coope­rative che reinvestono gli utili prodotti per lo sviluppo delle attività. Ecco perché la Lega Coop sollecita un intervento immediato del governo regionale e dell’Assemblea. « E’ necessaria una legge – ha dett il presidente regionale di Legacoop, Eilio Sanfilippo durante i lavori del convegno — che preveda fideiussioni rilasciate dalla Regione a sostegno delle coope­rative che si rivolgono alle aziende di credito per il finan­ziamento di progetti che riguardano le attività di gestione dei beni .Quello che è stato fatto fino ad ora dalla Placido Rizzotto o dalla coop Lavoro e non solo — sottolinea il presidente — è stato possibile solo grazie ad alcune donazioni del fondo Coop e all’abnegazione dei soci. Nonostante ciò i prodotti agricoli nati dai terreni confiscati ai boss mafiosi sono di alta qualità e apprezzati nel mercato, sono stati creati nuovi posti di lavoro e solo queste due coope­rative hanno messo in circolo 2 milioni di euro ».

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