Una “nuova stagione di lotta al potere delle mafie mediante colla­bo­razione organizzata tra sindacato e forze investi­gative”, è stata aperta stamani a Palermo dalla Cisl siciliana e della regione Lombardia, dal sindacato di polizia (Siulp) e dalle federazioni regionali e nazionali Cisl dei lavoratori edili (Filca). Il programma si baserà su protocolli e ha per obiettivo di “fornire alle forze di polizia infor­mazioni su fenomeni, fatti e processi illegali rilevati dalle rappre­sentanze sindacali nei posti di lavoro e anche mediante l’analisi dei dati in possesso degli enti bilaterali”. Read the rest of this entry…

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di Mario Meliadò

Questo ragio­namento non può che iniziare dalla fine: 20 aprile 2010, questa data ricor­da­tevela. Può darsi diventi un pezzo di Storia.

A Palermo — cuore della Sicilia anti-“pizzo” degli Ivan Lo Bello, dei confin­du­striali che finalmente hanno deciso di sbattere la porta in faccia a chi è organico a Cosa Nostra, ai collusi, persino a chi indiret­tamente quanto illegalmente finanzia senza fiatare l’Idra-di-Lerna del crimine organizzato -, dopo un anno, 365 giorni appena!, dall’inebriante avvio della stagione di “Addiopizzo”  (29 giugno 2004), circa 200 commer­cianti paler­mitani avevano già denunciato alle forze dell’ordine i loro aguzzini. Read the rest of this entry…

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di Nino Amadore
Il claim è molto forte e ha una forte carica politica e sociale: “Non bacio le mani”. In Calabria, terra di ‘ndrine e di patriarchi mafiosi, uno slogan del genere ha un valore sovversivo. Il claim è della casa editrice Rubbettino di Soveria Mannelli in provincia di Catanzaro che lancia così una campagna di sensi­bi­liz­zazione antimafia. Read the rest of this entry…

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da Repubblica
REGGIO CALABRIA — Se uno si chiama Piromalli o Molè, Pesce o Bellocco, tutte le cassaforti si aprono e il credito è garantito. Se però è lo Stato a chiedere un prestito, le banche scappano e soldi non ce ne sono mai. Così falliscono, in Calabria, le società confiscate ai boss.

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Prevenire è meglio che curare. Anche quando il rischio-malattia si chiama Cosa Nostra. Ne sono convinti alla Cisl che, per “alzare un argine contro la minaccia mafiosa nei cantieri delle grandi opere”, in Sicilia come in Lombardia, ha dato vita stamani a Milano, nella sede meneghina dell’Antica Focacceria san Francesco, a un pool di sinda­calisti anti-boss.

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di Nino Amadore

Non un uomo di rispetto mafioso ma un uomo dello Stato. O forse ambedue le cose. E’ questa l’immagine di don Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo morto nel 2002, che emerge dai racconti che il figlio Massimo fa ai magistrati delle procure di Palermo e Calta­nissetta che indagano sulla presunta trattativa tra Stato e mafia in quella terribile estate del 1992 (subito dopo la strage di Capaci e prima della strage di via D’Amelio, ovvero dopo la morte di Falcone e prima della morte di Borsellino)  e che sarebbe proseguita poi garantendo impunità a mafiosi di ogni razza a partire da Bernardo Provenzano.

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Il procu­ratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone è persona molto moderata e di indole tranquilla. Insomma uno cui non piace urlare. Almeno così a me sembra. E con il suo tono molto pacato da mesi va ripetendo che la situazione calabrese è da non sotto­va­lutare. Tutto ciò non per voglia di prota­gonismo ma per l’implicita perico­losità della ‘ndrangheta che ha fatto ormai da anni il salto di qualità e si propone come organiz­zazione criminale che aspira a conso­lidare la leadership, soprattutto nelle zone ricche del nostro paese. Read the rest of this entry…

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di Monica Centofante — 31 dicembre 2009
La richiesta risale allo scorso settembre, ma è stata accolta soltanto in questi giorni, in singolare sintonia con il clima natalizio: il boss stragista Giuseppe Graviano, detenuto al 41 bis, ha ricevuto in dono la revoca dell’isolamento diurno. Read the rest of this entry…

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Ventisei arresti, su ordinanze emesse dal gip distrettuale di Reggio Calabria, su richiesta della Dda, e beni seque­strati per un valore di una quarantina di milioni di euro. E’ questo il bilancio  di un’operazione dei carabinieri denominata “Maestro” contro presunti affiliati alle cosche della ‘ndrangheta Molé e Piromalli, che control­lavano importanti attività commerciali nel porto di Gioia Tauro. Per gli arrestati l’accusa é di associazione mafiosa, ma anche di impor­tazione in notevoli quantità di prodotti cinesi che, grazie a società di import-export, riuscivano ad evitare i controlli e quindi i dazi. Read the rest of this entry…

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