Esce il nuovo libro di Daniele Biacchessi “Teatro civile, nei luoghi dell’inchiesta e della narrazione” (Edizione Ambiente, colla­na­Ver­denero inchieste), con l’introduzione del critico teatrale Oliviero Ponte di Pino.


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di Massimo Brugnone*

Gentile Ministro della Repubblica Italiana, Umberto Bossi, è l’orgoglio quello che mi porta a scriverle. Sono figlio di padre siciliano e madre pugliese, nelle mie vene scorre il sangue di anni ed anni di storia, quella storia che non si può cancellare e non si deve travisare. Sono figlio dei cattolici e dei musulmani, degli arabi, dei normanni, dei greci, dei bizantini, anche se sono nato a Busto Arsizio, in provincia di Varese.


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Domani alle ore 21,30, nei locali della Pizzeria Impastato, in contrada Vallecera, sulla Statale, a Cinisi a dieci anni dell’uscita del film “I Cento Passi”, sarà ricordato l’evento dell’importante ricono­scimento con il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia.


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di Nino Amadore

Ivan detto “il lupo” e Vicio detto “il bracco” non hanno bisogno di salutarsi. Basta solo uno sguardo, un segnale, un colpo d’occhio. Si conoscono ormai da oltre dieci anni visto che da oltre dieci anni frequentano ogni giorno il secondo piano dell’ex convento sette­centesco di piazza della Vittoria dove si trova la squadra Catturandi della questura di Palermo.


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Domani a Palermo in Via Alfieri alle 10, il Comitato Addiopizzo e l’associazione antiracket Libero Futuro invitano a portare un fiore per comme­morare un uomo libero di nome e di fatto: Libero Grassi, “impren­ditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti e dall’assenza dello Stato” il 29 Agosto 1991.


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di Davide Gueli

Che l’iter per la confisca di un bene a un mafioso e per la sua assegnazione alla collet­tività sia difficile lo si sapeva già. Ma che, una volta confiscato e assegnato, diventi un monumento allo spreco di denaro pubblico e facile preda di ladri e vandali è una novità assoluta. Il teatro di questa brutta storia è Naro, nell’agrigentino. Qui negli anni ‘90 è stato confiscato a Lorenzo Baio, mafioso della cosca Pitruzzella di Favara, un terreno di più di 6 ettari.


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La valoriz­zazione e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia neces­sitano di un percorso formativo che si basi su strumenti conoscitivi ed operativi da fornire a quanti intendano lavorare o lavorino in settori in cui è necessaria la conoscenza del fenomeno mafioso. Questo significa avere contezza delle situazioni ammini­strative, impren­di­toriali ed economiche colpite dal fenomeno mafioso, delle associazioni antiracket, delle forze dell’ordine, giudi­ziarie e forensi, degli sportelli di ascolto, dell’ambito lavorativo psichiatrico e psico­logico, delle condizioni socio-economiche di un’area geografica in ritardo di sviluppo.


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Per il rilascio di autoriz­zazioni di protezione ambientale d’ora in poi sara’ necessaria l’acquisizione preventiva del certi­ficato antimafia”. E’ quanto previsto in una direttiva che l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Roberto Di Mauro, ha inviato al Dirigente Generale del Dipar­timento dell’Ambiente, Sergio Gelardi, per garantire “le azioni di controllo preventivo e di sostegno alle imprese operanti nel settore soggetto alle Autoriz­zazioni Ambientali”.


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Francesco Prisco *
Al Sud è boom di truffe sui finan­ziamenti pubblici alle imprese: nel 2009 risulta più che triplicato il valore delle operazioni fraudolente a danno della collet­tività rispetto all’anno precedente. Crescita verti­ginosa anche per il valore di aiuti Ue indebi­tamente percepiti.
Attingere alle risorse per lo sviluppo, effettuare un investimento molto più modesto rispetto a quello per il quale si chiede l’intervento pubblico, “gonfiare” qualche fattura e intascare la differenza con quanto si è speso in realtà dev’essere, a quanto pare, una pratica piuttosto diffusa. Almeno stando a ciò che si evince dai dati forniti in esclusiva al Sole 24 Ore Sud dal Nucleo della guardia di finanza per la repressione delle frodi comunitarie attivo presso la presidenza del Consiglio: l’anno scorso, nelle cinque regioni meridionali, risultano accertate ben 665 frodi sui finan­ziamenti pubblici a fronte delle 891 dell’intero Paese. L’importo complessivo delle truffe scoperte è di oltre 365,9 milioni, contro i 118 milioni dell’anno precedente. A livello nazionale, invece, risultano frodi per 856,7 milioni, vera e propria impennata rispetto ai 226,7 milioni del 2008.


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L’assessore regionale alle Attivita’ Produttive, Marco Venturi, ha inviato una lettera ai vertici degli 11 consorzi Asi della Sicilia e ai prefetti dell’Isola invitandoli a sotto­scrivere un protocollo di legalita’, con il quale conformarsi al ‘protocollo Carlo Alberto Dalla Chiesa’. “Dopo aver firmato il protocollo di legalita’ tra Regione, consorzio Asi di Agrigento e Prefettura agrigentina — spiega Venturi — credo sia opportuno che il ‘modello Agrigento’ venga attuato in tutto il territorio siciliano, tra i consorzi Asi e le prefetture”.


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